Il Campionato Europeo Femminile di Rugby non rappresenta soltanto il vertice stagionale per le nazioni coinvolte; è il baricentro strategico e il laboratorio d’eccellenza del movimento rugbistico continentale. Giunto alla sua ventinovesima edizione, il torneo che animerà i prati europei dal 28 marzo al 18 aprile 2026 si pone come un pilastro fondamentale nell'architettura del rugby europeo, agendo da ponte tra lo sviluppo tecnico e l'ambizione di visibilità internazionale.
In questo contesto, la Spagna continua a incarnare il termine di paragone assoluto. Il dominio storico delle Leonas non è riducibile a una mera questione di bacheca, ma definisce lo standard di eccellenza tecnica e di intensità nelle fasi di conquista che le nazioni sfidanti devono decodificare per sperare nel sorpasso.
La storia del torneo conta perché definisce standard e aspettative. Le federazioni che lo giocano da anni sanno che il livello richiesto non permette improvvisazioni: ogni scelta sulle rotazioni, sulla gestione del gruppo e sulla preparazione mentale deriva dall’esperienza accumulata nelle edizioni precedenti. Non è un’eredità “romantica”, ma un riferimento pratico che incide sul modo in cui si costruisce la squadra per affrontare questo tipo di competizione
Le Protagoniste: Analisi Delle Squadre
SPAGNA: La Spagna arriva all’edizione 2026 con un’identità chiara e un sistema di gioco consolidato. L’esordio al Campo Central CIU di Madrid è un vantaggio reale: conoscono il campo, le condizioni e il ritmo che vogliono imporre. Le Leonas basano il loro rugby su possesso, continuità e disciplina nei punti d’incontro. L’obiettivo è controllare la partita fin dall’inizio, mantenendo ordine nel breakdown e limitando le iniziative avversarie. Negli ultimi anni la loro struttura difensiva è stata una delle più solide del livello Championship.
PAESI BASSI: I Paesi Bassi arrivano al torneo con un’identità ormai consolidata: un pacchetto di mischia affidabile, la capacità di guadagnare metri e manipolare la difesa sia con il piede sia con l’impatto delle trequarti, e una gestione del ritmo che si adatta bene alle diverse fasi della partita. È un sistema cresciuto nelle ultime stagioni e affinato grazie all’esperienza dell’ultimo WXV, dove le Orange sono arrivate a un passo dalla qualificazione alla Coppa del Mondo in Inghilterra. Quel percorso ha dato continuità, fiducia e una struttura di gioco che oggi rappresenta la loro base tecnica. L’esordio ad Amsterdam contro il Portogallo è un passaggio chiave: le lusitane sono una delle realtà più in crescita nella seconda fascia europea e arrivano con ambizioni concrete. Per i Paesi Bassi è una gara da gestire con precisione, perché un passo falso comprometterebbe subito le possibilità di restare in corsa per il titolo.
PORTOGALLO: Il Portogallo arriva al torneo in forte crescita e con un’impostazione diversa: linee di corsa aggressive, buona velocità di esecuzione e una capacità crescente di muovere il pallone per allargare la difesa. È una squadra che negli ultimi anni ha fatto un salto di qualità evidente, soprattutto nella gestione degli spazi e nella continuità del gioco. Il confronto immediato al National Rugby Center mette di fronte due percorsi di crescita differenti: la struttura e la fisicità dei Paesi Bassi contro la maggiore fluidità e fiducia acquisita dalle lusitane. Un incrocio che misura lo stato dell’evoluzione di entrambe e che può indicare molto sugli equilibri della seconda fascia europea.
BELGIO: Infine, il Belgio entra nell'arena della Championship con lo spirito di chi ha saputo cogliere un'occasione storica. Le “Black Devils” approdano nel primo livello a seguito delle contingenze che hanno portato al ritiro svedese, ma il loro non è un ingresso fortuito. Il rugby belga ha dimostrato una crescita strutturale che troverà nel debutto casalingo al Sportcomplex Sint-Gillis di Dendermonde la propria consacrazione. Per le belghe, il torneo 2026 non è una semplice partecipazione, ma l'opportunità di scardinare gli equilibri consolidati, portando in campo una freschezza agonistica e una ferocia nei punti d'incontro che potrebbe sorprendere anche le corazzate più esperte.
Le Stelle del Torneo: Analisi dell'Impatto Individuale
Nel rugby di alto livello, la differenza tra una vittoria sofferta e una sconfitta onorevole risiede spesso nella capacità delle giocatrici di interpretare i momenti di rottura del match. Con il torneo al via sabato 28 febbraio, abbiamo selezionato otto giocatrici da seguire con attenzione: saranno loro a produrre alcuni dei momenti di maggior qualità dell’intera competizione.
Claudia Peña Hidalgo (Spagna – Harlequins)
Un talento unico. Claudia Peña Hidalgo è una delle giocatrici più spettacolari del rugby mondiale, e questo non è in discussione. Negli ultimi anni ha lasciato il segno nel Women’s Rugby Europe Championship, nella Premiership Women’s Rugby e nella Coppa del Mondo, mettendo in difficoltà anche le difese più solide ogni volta che accelera.
Il suo repertorio tecnico è vastissimo: gioco al piede preciso, placcaggi efficaci e una capacità costante di creare avanzamento anche contro linee difensive ben organizzate. Anche quando l’avversario chiude ogni spazio, Peña trova il modo di rompere la linea e trascinare la Spagna.
Lourdes Alameda (Spagna – AC Bobigny)
Una “muro” con motore. Lourdes Alameda è una delle ultime grandi veterane di Las Leonas, pronta a guidare la squadra verso un nuovo titolo. Da 13 anni al centro del progetto, ama il lavoro sporco: ruck, breakdown, maul, contatto. La sua presenza dà struttura e continuità al pack spagnolo. Oltre al contributo tecnico, il suo peso nello spogliatoio è determinante: leadership, esperienza e capacità di tenere il gruppo unito sono stati elementi chiave nella rinascita recente della Spagna.
Inger Jongerius (Paesi Bassi – FC Grenoble)
I Paesi Bassi stanno sviluppando una generazione di giocatrici di alto livello, e Inger Jongerius, seconda linea delle FC Grenoble Amazones, è uno degli esempi più evidenti del percorso di crescita olandese. Oltre alla solidità in touche e mischia, la trentenne si distingue per la capacità di avanzare a ogni portata, vincendo il punto d’impatto e dando continuità al gioco. Con le Oranje determinate a interrompere il dominio spagnolo, Jongerius sarà una pedina fondamentale nella corsa al titolo.
Linde van der Velden (Paesi Bassi – Exeter Chiefs)
Una delle figure più importanti del rugby femminile europeo. Linde van der Velden è pronta a guidare i Paesi Bassi verso il ruolo di principale contendente al titolo. Giocatrice d’esperienza, capace di coprire più ruoli nel pack, porta in campo una conoscenza profonda del gioco che può cambiare l’inerzia di qualsiasi partita, soprattutto nelle fasi statiche e nel contro‑ruck. La sua prestazione contro la Spagna nel 2025 è stata una delle migliori della stagione e ha alimentato le ambizioni olandesi.
Sara Moreira (Portogallo – RC Toulon)
Una delle giocatrici più fisiche del panorama Rugby Europe. Sara Moreira è pronta a imporsi ancora una volta con la sua intensità e la sua capacità di incidere nei punti d’incontro. La flanker del RC Toulon Provence Méditerranée ha un motore inesauribile e un’attitudine feroce nel contestare il possesso. Nel 2025 ha messo a segno sette turnover, decisivi per il buon percorso del Portogallo nella competizione. Moreira è ormai una colonna delle Lobas, una delle prime scelte nel XV di João Moura.
Isabel Ozório (Portogallo – Sport Porto)
Figura storica del rugby portoghese, Isabel Ozório è stata una presenza costante sia nel 7s sia nel 15s, mettendo al servizio della squadra la sua visione di gioco e la qualità del suo calcio. Giocatrice duttile, è fondamentale nella costruzione del gioco portoghese, soprattutto nelle situazioni di contrattacco, dove la sua precisione nei passaggi permette alla squadra di allargare il campo e trovare continuità. Ex Stade Français, vincitrice di numerosi riconoscimenti, Ozório porta esperienza e lucidità nei momenti chiave. La sua affidabilità al piede può risultare decisiva nelle partite più equilibrate.
Margaux Lalli (Belgio – La Hulpe)
I fratelli Lalli sono un patrimonio del rugby belga, e Margaux è una delle giocatrici più rappresentative del movimento. Con oltre 70 tornei internazionali nel 7s, porta velocità, aggressività positiva e una qualità di handling che può mettere in difficoltà qualsiasi difesa. Il suo contributo sarà determinante nel ritorno del Belgio nel Women’s Rugby Europe Championship, soprattutto nelle sfide contro Portogallo e Paesi Bassi.
Nina Jacquemot (Belgio – Stade Rochelais)
Se apprezzate Nadine Roos, non potete non seguire Nina Jacquemot. La mediana di mischia del Belgio e dello Stade Rochelais porta imprevedibilità, ritmo e capacità di leggere gli spazi come poche altre. Ha un occhio finissimo per individuare varchi nella linea avversaria e lavora bene con il pack per creare piattaforme di qualità da cui lanciare la linea dei trequarti. Nonostante la giovane età, è già una delle giocatrici più influenti del Belgio e sarà centrale nelle ambizioni della squadra di conquistare almeno una vittoria nel loro ritorno al massimo livello Rugby Europe.
Cronache dal Campo: Match Decisivi e Architettura Tattica
Il calendario del 2026 è costruito attorno a una progressione di intensità che culminerà il 18 aprile ad Amsterdam. Lo scontro tra Paesi Bassi e Spagna al National Rugby Center è già stato indicato come la finale anticipata. Il fattore campo sarà determinante: le olandesi cercheranno di imporre un gioco fisico, mentre la Spagna dovrà confermare la propria capacità tattica.
Un passaggio fondamentale è rappresentato dal test match del 4 aprile a Villajoyosa, dove la Spagna affronterà l’England U21 al Campo de Rugby El Pantano. La scelta di sfidare l'élite giovanile inglese è strategica: rapidità d'esecuzione e dinamismo serviranno alle Leonas per testare reattività difensiva e velocità nella trasmissione dell'ovale. Prepararsi contro un team che ad una buona felicità unisce handling e velocità è il modo migliore per affinare i meccanismi che saranno messi sotto pressione dalla fisicità olandese.
Nuovi Orizzonti: La Transizione verso il Futuro e il Cambio della Guardia
L'edizione 2026 segna uno spartiacque per Rugby Europe. Il passaggio della Svezia alla divisione Trophy, motivato da circostanze interne alla federazione scandinava, ha permesso la promozione del Belgio nella Championship. Questo ricambio non è una perdita, ma una metamorfosi che rinvigorisce la competitività del rugby continentale.
L'ingresso delle “Black Devils” introduce un nuovo dinamismo e costringe le nazioni storiche a ricalibrare strategie di scouting e preparazione. L’evoluzione sottolinea l'importanza di una programmazione rigorosa: il successo nel rugby femminile moderno non è più frutto dell'improvvisazione, ma di una visione a lungo termine che premia le federazioni capaci di investire nelle atlete e nelle strutture di gioco.
Il Calendario
Il calendario è stato studiato per massimizzare la tensione in un arco di soli 21 giorni. Ogni round è un “dentro o fuori” che non ammette distrazioni.
(Round 1)
28 Mar – 16:00 CET | Spagna vs Belgio — Campo Central CIU, Madrid
29 Mar – 13:00 CEST | Paesi Bassi vs Portogallo — National Rugby Center, Amsterdam
(Round 2)
11 Apr – 16:00 WEST | Portogallo vs Spagna — CAR Jamor, Oeiras
11 Apr – 17:00 CEST | Belgio vs Paesi Bassi — Sportcomplex Sint-Gillis, Dendermonde
(Round 3)
18 Apr – 15:00 CEST | Paesi Bassi vs Spagna — National Rugby Center, Amsterdam
18 Apr – 17:00 CEST | Belgio vs Portogallo — Sportcomplex Sint-Gillis, Dendermonde

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