L'attesa è finalmente finita, ma il Guinness Women's Six Nations 2026 non è iniziato come molti avevano previsto. Sebbene i risultati sul tabellone parlino di conferme per le favorite, l'aria che si è respirata tra l'Allianz Stadium, Grenoble e Cardiff è stata, forse, un po' diversa, da quella che ci si aspettava alla vigilia. Dopo aver visto le partite della prima giornata, ci chiediamo se non siamo nell'anno in cui il divario tra le squadre di vertice e le altre potrà finalmente assottigliarsi.
Il weekend di apertura ci ha consegnato tre partite che sono state specchio di un torneo che sembra aver iniziato una profonda mutazione: da un lato la conferma di egemonie storiche, dall'altro l'apparizione di crepe inaspettate in armature che credevamo impenetrabili. Dietro i punteggi pesanti si nascondono dettagli tattici e prestazioni individuali che promettono di rendere questa edizione più imprevedibile di quanto ci si potesse aspettare.
La classifica dopo la prima giornata vede Inghilterra e Francia a punteggio pieno, ma i segnali emessi dal campo raccontano una storia più complessa. Le Red Roses restano il punto di riferimento, ma la loro apparente vulnerabilità gestionale e gli infortuni a Talling e Hunt aprono spiragli per le inseguitrici. La Francia ha mostrato di avere una profondità spaventosa nonostante il ricambio generazionale, mentre la Scozia ha imparato a vincere le partite complicate. La domanda che ora tutti si pongono è una sola: l'Inghilterra riuscirà a ritrovare la sua fluidità ritmica prima che il cinismo della Francia possa mettere in discussione il loro dominio?
Le Red Roses sono (quasi) invincibili: 34 vittorie e qualche dubbio
L'Inghilterra ha iniziato la sua marcia verso la riconquista del titolo all'Allianz Stadium, superando l'Irlanda per 33-12 e portando la sua striscia record a 34 vittorie consecutive. Eppure, per la nuova capitana Megan Jones e le sue Red Roses, il pomeriggio sotto il sole di Twickenham è stato tutt'altro che una passeggiata trionfale. Nonostante il punto di bonus, la prestazione è apparsa a tratti macchinosa e priva della consueta brillantezza soprattutto nel gioco al largo.
Se la fisicità di Sarah Bern è stata debordante nel primo tempo – con la pilona destra capace di schiacciare due volte grazie alla sua pura potenza – è stato nel gioco di connessione che l'Inghilterra ha mostrato segni di ruggine. Errori di handling insoliti, come il pallone perso oltre la linea di meta da Ellie Kildunne su splendida iniziativa proprio di Megan Jones, hanno punteggiato un match complicato anche dagli infortuni: la seconda linea Morwenna Talling e la mediana di mischia Natasha Hunt sono state costrette a lasciare il campo, obbligando Claudia Moloney-MacDonald a un insolito quanto efficace sacrificio nel ruolo di numero nove. L'Irlanda, guidata dalla giovanissima capitana Erin King, ha rifiutato di arrendersi, dominando gli ultimi quindici minuti e segnando due mete che hanno tolto un po' di smalto ai festeggiamenti inglesi. Nonostante la conquista dei cinque punti, la difesa resiliente dell'Irlanda e una serie di errori di gestione hanno lasciato le Red Roses con molto su cui riflettere in vista del Round 2.
Il paradosso di Grenoble: il dominio territoriale dell'Italia e il cinismo francese
Allo Stade des Alpes si è consumato un match che le statistiche iniziali faticano a spiegare. Il 40-7 finale a favore della Francia non rende giustizia a un'Italia che, per i primi dodici minuti, ha letteralmente tolto l'aria alle padrone di casa. Le Azzurre di Fabio Roselli hanno occupato l'83% del territorio francese nel primo quarto d'ora, costringendo Les Bleues a a una fatica difensiva senza precedenti: 66 placcaggi francesi contro i soli 39 italiani in quella fase iniziale.
Tuttavia, la Francia di François Ratier ha saputo soffrire, aggrappandosi alle prestazioni monumentali di Assia Khalfaoui (Player of the Match) e alla freschezza delle sue sei debuttanti. Una volta superata la tempesta, il cinismo francese è emerso con la meta all'esordio di Anaïs Grando, propiziata dal gioco al piede tattico della giovane Pauline Barrat. Ratier sta cercando di implementare un rugby più veloce e strutturato, ma sa che la strada è ancora lunga, specialmente nella velocità di esecuzione ai breakdown.
"Ho detto loro soprattutto di essere più rilassate... Perche avevamo problemi con i passaggi anche quando il posizionamento era buono. Dovevamo essere molto più veloci nelle ruck perché stavamo perdendo troppi palloni." - François Ratier
La prova dell'Italia nei primi 40 minuti, è stata definita "commovente" per l'aggressività difensiva. Tuttavia, i commenti tecnici sottolineano come l'Italia sia "crollata alla distanza", vittima del logorio fisico imposto dalle francesi. Si è vista la volontà di giocare veloce, ma molti palloni sono stati persi in avanti nei momenti cruciali (come quello di Mannini vicino alla linea di meta al 24'). La "speed of ball" c'è stata a tratti, ma la precisione è mancata. E' evidente come detto nel post gara che le due squadre stanno su un piano assolutamente diverso e questo lo si può notare paragonando le esordienti; mentre le nostre Costantini e Cheli appaiono sicuramente come prospetti interssanti, ma necessiteranno di formazione, crescita e adattamento al livello del rugby internazionale, le esordienti francesi sono sembrate invece già pronte, sia fisicamente che tatticamente per questo tipo di partite.
Cardiff e il finale infinito
La sfida tra Galles e Scozia (19-24) al Principality Stadium è stata un compendio di drammaturgia sportiva, culminata in un finale che ha ricordato la tensione di un "super-over" cricketistico. Dopo una battaglia di inerzie, con la potenza nel maul di Sisilia Tuipulotu che ha risposto alle giocate chirurgiche di Helen Nelson, la partita è esplosa dopo l'80°.
Mentre il cronometro correva inesorabilmente nel rosso, il Galles ha lanciato un assalto disperato, trovando ossigeno nel cartellino giallo comminato alla scozzese Demi Swann dopo una revisione del TMO. Con la superiorità numerica e una rimonta incredibile a portata di mano, il Galles ha tentato una giocata studiata dalla punta del lineout; tuttavia, un singolo errore – un passaggio deviato e sporcato – ha messo fine ai sogni gallesi proprio sulla linea di meta. La Scozia porta a casa una vittoria fondamentale grazie al cinismo tattico di Nelson e alla velocità di Lucia Scott, ma il Galles esce dal campo consapevole di aver ritrovato una solidità difensiva che farà male a molti.
La nuova generazione: debuttanti che rubano la scena
Il vero tema del weekend è stato l'impatto devastante delle nuove leve. Non si tratta più solo di potenziali promesse, ma di giocatrici pronte a prendersi la ribalta internazionale:
Il blocco francese: François Ratier ha lanciato 6 debuttanti, ottenendo risposte immediate con le mete all'esordio di Pauline Barrat (impressionante per visione tattica) e Anaïs Grando.
Jorja Aiono (Galles): A soli 19 anni, la seconda linea ha dominato il territorio e i contatti nel primo tempo, mostrando una maturità fisica fuori dal comune.
Seren Lockwood (Galles): Entrata dalla panchina, la giovanissima mediana di mischia ha acceso la scintilla della rimonta gallese con un break fulminante che ha portato alla meta di Williams.
Demi Swann (Scozia): Entra dalla panchina e segna una meta che vale la vittoria scozzese, combattendo in difesa con Singleton e Powell, senza mai farsi battere. Nonostante il cartellino giallo rimediato nel finale, Fukofuka ha decisamente vinto la sua scommessa.
Elettra Costantini (Italia): La stampa francese ha notato come il suo ingresso sia avvenuto nel momento di massimo sforzo fisico delle francesi. Le è stato riconosciuto un buon impatto nel lavoro "oscuro" di pulizia delle ruck.
Verso il Round 2
La classifica dopo la prima giornata vede Inghilterra e Francia a punteggio pieno, ma i segnali emessi dal campo raccontano una storia più complessa. Le Red Roses restano il punto di riferimento, ma la loro apparente vulnerabilità gestionale e gli infortuni a Talling e Hunt aprono spiragli per le inseguitrici. La Francia ha mostrato di avere una profondità spaventosa nonostante il ricambio generazionale, mentre la Scozia ha imparato a vincere le partite complicate. La domanda adesso è una sola: l'Inghilterra riuscirà a ritrovare la sua fluidità nel gioco prima che il cinismo della Francia possa mettere in discussione il loro dominio?

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