La nuova era delle Azzurre: 5 cose da sapere sull'Italia per il Sei Nazioni 2026

Diciamoci la verità: negli ultimi anni, le Azzurre sono state la boccata d'ossigeno di un panorama rugbistico spesso troppo ingessato, e sotto la guida di Fabio Roselli l'asticella del divertimento si è alzata ancora. Non è solo una questione di estetica; Roselli ha letteralmente raddoppiato la posta sull'identità, "gioca!" è diventato un vero e proprio mantra per le Azzurre, non senza ovviamente qualche rischio. Quel desiderio viscerale di muovere la palla, cercare il sostegno e sfidare l'imprevedibilità. La domanda che agita i sonni dei tifosi e di noi cronisti però rimane: questo stile di gioco, forse il più "pazzo" del torneo, può trasformarsi in vittorie pesanti nel Sei Nazioni?


1. La Scommessa di Roselli: Quattro Mete o Niente

La filosofia di Roselli non nasce dal nulla, ma affonda le radici nella sua esperienza alle Zebre. Il mantra è chiaro: dimenticate la prudenza estrema. Se alle Zebre l’obiettivo era strappare il punto di bonus offensivo a ogni costo, oggi Roselli sta traslando questa mentalità sull'Italia, spostando il focus dal risultato puro al "processo". In un torneo d’élite dove spesso si gioca per non perdere, l’Italia scende in campo con l'obiettivo fisso di segnare quattro mete, indipendentemente dal blasone dell'avversario. È una sfida tattica al sistema, basata sulla convinzione che solo osando si possa davvero colmare il gap con le big.

"Nella scorsa Coppa del Mondo siamo stati fin troppo focalizzati sui risultati. Pensavamo a vincere le partite invece di concentrarci sulla performance e sul processo. Lo si è visto chiaramente nel match contro il Sudafrica: solo nel secondo tempo abbiamo iniziato a giocare secondo la nostra vera natura, lasciandoci andare." [Fabio Roselli]


2. Il Caso Rigoni: La "Bob Dylan" del Rugby è Fuori

È la notizia che ha scosso l'ambiente: Beatrice Regoni, la nostra rockstar, è fuori. Per anni l’abbiamo definita la "Bob Dylan" del rugby femminile per quell'aura di genio indolente, capace di giocate che nessun’altra poteva anche solo concepire (e famosa per quella simpatica abitudine di nascondere caramelle nei calzettoni da sgranocchiare durante i tempi morti). Ma, parafrasando Dylan, i tempi stanno cambiando. Roselli ha optato per quello che potremmo definire un "momento Damian Penaud": un'esclusione eccellente per dare una scossa.

Sebbene le prestazioni "inaccettabili" citate dai media tecnici siano state un duro colpo, la realtà è che il resto della squadra ha alzato il proprio livello tecnico, rendendo lo stile anarchico di Beatrice meno indispensabile. C'è persino chi sostiene che esista un'Italia migliore senza di lei: una squadra più corale dove Veronica Madia, non dovendo più deferire costantemente al genio della compagna, si sente libera di prendersi le proprie responsabilità, tra calci di spostamento e una regia più autoritaria. Per Rigoni il messaggio è chiaro: deve tornare a dominare il PWR con le Sale Sharks per riprendersi il posto.

3. Linea Verde e Nuove Gerarchie: Oltre le Leggende

L'addio di leggende come Ilaria Arrighetti e Isabella Locatelli, ha segnato la fine di un'epoca, ma il ricambio generazionale è già in atto, con una squadra giovanissima dove le over 30 sono poche e posizionate chirurgicamente per fare da chiocce. Ecco i nomi che accenderanno il 2026:

  • Alia Bitonci: Ha compiuto vent’anni da appena quattro giorni al momento della convocazione, ma gioca con la maturità di una veterana. È una numero 9 completa: passaggio rapido, ottimo calcio e una visione di gioco che le permette di trovare l'intervallo giusto. Nonostante la stazza minuta, nel punto d'incontro è un incubo per le avversarie grazie a placcaggi solidissimi.
  • Sara Mannini: La nuova linfa al centro. Porta una verticalità e una velocità che mancavano, offrendo a Roselli un'opzione molto più diretta rispetto al passato, senza sacrificare la qualità nel gioco al piede.
  • Alyssa D’Incà: Spostata stabilmente a centro per massimizzare i suoi possessi. La direttiva tecnica per lei è quasi brutale nella sua semplicità: quando riceve l'ovale, non deve nemmeno pensare a passare. Deve puntare l'avversaria, rompere il placcaggio e creare il caos.
4. Le "Powerhouse" Emergenti: Costantini e il Fattore Fisico

Se cercate il prototipo del moderno avanti azzurro, guardate a Electra Costantini. La ventenne seconda linea è probabilmente il miglior talento prodotto dal nostro movimento negli ultimi anni. Alta ed esplosiva, viene utilizzata come "edge forward" (una sorta di terza ala aggiunta) per caricare palla in mezzo al campo o sulle corsie esterne. La sua intesa con la veterana Giordana Duca è già un meccanismo oliato dal club e pronto per il palcoscenico internazionale. Memorabile il suo offload decisivo per la meta di Ostuni Minuzzi nella finale del campionato italiano, dove è stata eletta MVP.

Insieme a lei, occhi puntati su Margherita Tonellotto. Oltre al nome che evoca serate spensierate tra cocktail e pizze (come scherzano i commentatori esteri più estrosi), c'è una sostanza enorme: è stata l'MVP dell'ultimo torneo U20 e rappresenta il futuro della nostra terza linea.

5. Box Office Granzotto: L'Intrattenimento allo Stato Puro

Se il rugby fosse uno spettacolo teatrale, Francesca Granzotto avrebbe sempre il sold-out. La giocatrice delle Exeter Chiefs è puro "box office". Chiedete a Ellie Kildunne, letteralmente messa a sedere da un sidestep della Granzotto durante una sfida tra Exeter e Harlequins a Sandy Park. Francesca incarna l'essenza della nuova Italia: non le interessa solo il tabellino, le interessa rompere gli schemi. In un sistema che non si valuta solo dai risultati, lei è l'emblema della libertà creativa concessa da Roselli: una giocatrice capace di divertirsi costantemente palla in mano e di far saltare sulla sedia il pubblico.

Conclusione: Identità vs Risultati

L’Italia di Roselli avrà finalmente trovato la sua voce? E' ancora la squadra che cerca di sopravvivere a Inghilterra. Francia e Irlanda e giocarsi tutto con le altre, o è diventata una compagine che vuole imporre il proprio ritmo e la propria estetica al torneo?

Il 2026 ci dirà se questa identità così forte potrà finalmente tradursi in una vittoria di prestigio contro le grandi del torneo. E mentre aspettiamo di vedere se le Azzurre segneranno le loro quattro mete a partita, resta un solo dubbio amletico: ora che la Rigoni è sul divano, chi erediterà il compito di nascondere le caramelle nei calzettoni? La nostra scommessa? Puntate tutto sulla fame di Alyssa D’Incà o sulla verve di Francesca Granzotto!

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