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Oltre il Sei Nazioni: l'Europa del rugby a XV femminile verso quale futuro?

E' passato ormai più di un mese dalla fine del Sei Nazioni e si stanno concludendo tutti i principali campionati continentali, per lasciare poi spazio alla kermesse mondiale che tutti gli appassionati e gli addetti ai lavori attendono con grande impazienza.
Se in Europa l'attenzione è tutta concentrata sulle squadre che prenderanno parte alla Coppa Del Mondo di Dublino, crediamo che sia necessario dare uno sguardo un po' più approfondito in quello che al di sotto della superficie, è il livello di crescita del movimento europeo. Per farlo ci siamo riguardati le partite del Campionato Europeo Femminile che si è giocato lo scorso novembre a Madrid, per capire quale sia il livello delle compagini di 2a fascia in Europa e se in futuro, grazie a queste, ci potrà essere la possibilità di creare un campionato continentale stabile o un "Sei Nazioni B" sul modello di quello che Rugby Europe ha creato per gli uomini.

Nella foto le ragazze della nazionale spagnola dopo la qualificazione alla WRWC 2017
La considerazione più interessante riguarda l'evoluzione del modello di gioco. A differenza delle squadre che hanno partecipato al Sei Nazioni, le Tier 2 europee hanno evidenziato diversi cambiamenti nella struttura del gioco, lasciando aperti alcuni spunti di riflessione. Le domande sono diverse e certo ci sono da ripensare un paio di cose per gli addetti ai lavori, perché se adesso sappiamo dove siamo, c’è da capire dove vogliamo, e possiamo, andare. Il gioco si evolve e se non vogliamo che le squadre europee (come già successo in altri continenti) continuino a sparire, in preda alla febbre Olimpica come accaduto per Svezia e Finlandia (scelta per altro spesso molto dannosa), dobbiamo interrogarci sulle necessità che il gioco stesso ci pone: nuovi modelli di crescita e soprattutto nuove competizioni. 
Dicevamo di un paio di spunti di riflessione: il primo è che, a parer nostro, non esiste un'Europa a due velocità, ma ben si a tre: le squadre del 6 nazioni più la Spagna, subito sotto Russia ed Olanda e forse Germania e poi tutto il resto: Belgio, Repubblica Ceca, Svizzera e se ritorneranno mai, anche Svezia e Finlandia. Tutte queste squadre hanno bisogno di giocare per crescere e lo devono fare in maniera graduale, i 97 punti che la Spagna ha inflitto alla Repubblica Ceca durante il Campionato Europeo, non servono di certo a nessuna delle due squadre. C'è bisogno di una competizione annuale, una sorta di Coppa Europa o Sei Nazioni “B”, magari con la partecipazione di qualche squadra "A" (quella azzurra o la nazionale militare francese, giusto per fare qualche esempio), perché queste squadre possano crescere e diventare realtà solide e competitive.La domanda alla quale dobbiamo rispondere, perché questo possa essere possibile, è sempre la stessa: "Interessa davvero lo sviluppo del rugby a XV femminile (e non solo in Europa) ?" La risposta non è semplice. World Rugby e Rugby Europe dovrebbero essere le prime ad essere interpellate, ma sono le Federazioni che hanno poi l’ultima parola e la risposta potrebbe davvero non piacere né a noi né alle ragazze che giocano. 
Il secondo è che probabilmente nel rugby delle ragazze assisteremo sempre più spesso ad una ibridazione tra 7s e XV, andando verso un modello di gioco sempre più simile al 7s ma giocato con 15 giocatrici, punti d'incontro veloci e folate continue dei 3/4. Certo, per giocare questo tipo di rugby (come hanno fatto Spagna e Russia in quel torneo) serve una base fisica impressionante e non la si può avere solo con un raduno prima di una grande competizione. Probabilmente la prima risposta a tutto questo è la centralizzazione dei contratti che è stata fatta in Inghilterra anche per le giocatrici della nazionale a XV. Russia e Spagna sono state un chiaro esempio di questa ibridazione ed abbiamo visto che anche la Nuova Zelanda ha chiamato diverse giocatrici reduci da Rio per il tour in Europa e se le porterà poi al mondiale. L'Australia per ora non si muove in questo senso, ma se lo facesse, potrebbe tranquillamente finire nelle prime quattro a Dublino. L’assunto è semplice se vogliamo un rugby ad alta intensità, come succede nel 7s, le ragazze devono lavorare nella stessa maniera. Per ora non si è mosso nessuno oltre all’Inghilterra, sbaglieremo ma temiamo che passato il mondiale per altri tre anni la questione sarà accantonata. 
Cosa ci aspetta nel prossimo futuro? Difficile a dirsi. Sicuramente vedremo ancora in campo almeno un paio di volte l’anno Belgio e Svizzera e speriamo anche la Repubblica Ceca (che però è alle prese con gravi difficoltà economiche e si parla sempre più spesso della possibilità di virare sul 7s). Ci sarà una presenza più assidua della Germania, cosa assolutamente positiva per queste squadre, che avranno così un avversario in più con il quale confrontarsi, anche se, in Germania, per il momento il rugby a XV femminile “è in prova”, con la questione al solito sta tutta nella rapporto costi/benefici. Grosso punto interrogativo invece per Russia ed Olanda. La Russia ha grandi potenzialità, ma come detto da molti degli addetti ai lavori, probabilmente rivedremo questa squadra in campo (se mai la rivedremo) non prima di quattro anni e questo è davvero un vero peccato, perché la squadra che abbiamo visto nel Campionato Europeo, ben allenata e giocando con regolarità potrebbe davvero essere una forte antagonista sia per la Spagna che per alcune squadre del Sei Nazioni (Scozia, Italia, Galles). Test annuali gioverebbero davvero a tutte queste squadre, tanto che se Olanda, Spagna e Russia fossero disponibili, si potrebbe davvero mettere su un sistema di test autunnali con costi ridotti, del quale potrebbero beneficiare grandemente squadre come Scozia ed Italia.
L'Olanda deve capire cosa vuole fare nel prossimo futuro, anche se la sensazione che Tokyo 2020 continui ad essere l'obiettivo principale è piuttosto netta, sperando per loro che non si riveli l'ennesima delusione. L’allenatrice olandese si sta dando molto da fare per cercare di far giocare regolarmente la squadra, anche in test non ufficiali, ma dalle sue parole l’idea che la Federazione Olandese, non supporti molto il progetto è piuttosto evidente. Sarebbe certamente utile che tornassero sulla scena anche Svezia e Finlandia e che per la Repubblica Ceca venisse fuori un'opposizione vicina con la quale confrontarsi regolarmente (oltre alla Svizzera). 
La Spagna, invece, è un mondo a se. Nel paese il rugby di club a XV è da sempre vivo e di buona qualità, ma la nazionale scende in campo solo per Europeo e Mondiale. Certo l'esclusione dal Sei Nazioni in favore dell'Italia ha diminuito l'interesse della FER per il rugby a XV in maniera quasi assoluta, eppure i test autunnali sarebbero davvero un buon modo per tenere viva questa squadra, con l'opposizione costante alle Sei del torneo. Il 7s rimane (per fortuna? Purtroppo?) la priorità in Spagna e se vogliamo veder giocare la nazionale spagnola a XV, forse quel meccanismo di qualificazione al Sei Nazioni, tanto richiesto dalla Georgia per gli uomini potrebbe davvero essere la soluzione ottimale! Qualcosa andrà pur fatto, perché dopo aver centrato la qualificazione al mondiale vincendo il play-off con la Scozia, la sensazione che, dopo il torneo, rivedremo in campo questa squadra solo al prossimo Campionato Europeo (tra quattro anni) è piuttosto viva e sgradevole.

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