Il 2026 si prepara a essere un anno spartiacque per il rugby femminile. Dopo l’onda lunga del Mondiale 2025, che ha portato con sé un’impennata di pubblico, interesse e visibilità, il Guinness Women’s Six Nations torna al centro della scena con una serie di novità che segnano un salto di qualità senza precedenti: più stadi nazionali coinvolti, un aumento significativo della capacità complessiva degli impianti e, soprattutto, il lancio della nuova Women’s U21 Six Nations Series, pensata per rafforzare il percorso di sviluppo verso l’élite.
Un Sei Nazioni più grande, più visibile, più ambizioso
Il torneo 2026 prenderà il via l’11 aprile e lo farà in un luogo altamente simbolico: l’Allianz Stadium, teatro del trionfo mondiale delle Red Roses. L’Inghilterra, campionessa del mondo e detentrice del titolo, ospiterà l’Irlanda in un match che ha già superato quota 50.000 biglietti venduti. Il record di presenze del torneo – 58.498 spettatori nel 2023 – sembra destinato a cadere.
Nello stesso weekend, il Galles porterà il proprio match contro la Scozia nel maestoso Principality Stadium di Cardiff, confermando la volontà delle federazioni di rispondere alla crescente domanda del pubblico con scenari all’altezza dell’evento.
Murrayfield e Aviva Stadium: due prime storiche
Il secondo turno offrirà un momento destinato a entrare nella storia: la Scozia giocherà il primo match femminile standalone nel bowl principale di Scottish Gas Murrayfield. L’obiettivo dichiarato è superare il record nazionale di 18.900 spettatori per un evento sportivo femminile.
L’Irlanda completerà il quadro nel quinto turno, quando la nazionale femminile scenderà in campo per la prima volta in assoluto all’Aviva Stadium in una partita dedicata esclusivamente alla squadra femminile. Anche qui, i numeri parlano chiaro: oltre 12.500 biglietti venduti con mesi di anticipo.
La Francia continua a guidare la rivoluzione culturale
La Francia, da anni pioniera nella valorizzazione del rugby femminile, porterà il proprio match casalingo del terzo turno allo storico Stade Marcel Michelin di Clermont-Ferrand, per poi chiudere il torneo a Bordeaux, allo Stade Atlantique, in un “Super Sunday” che promette spettacolo e una possibile rivincita contro l’Inghilterra dopo la finale persa di un solo punto nel 2025.
Verso il torneo più seguito di sempre
Nel 2025 il Sei Nazioni femminile ha registrato 151.506 spettatori complessivi, con un aumento costante in ogni mercato. Per il 2026, la capacità totale degli stadi cresce del 38%, e le federazioni stanno già battendo record locali di vendita. Tutto lascia pensare che assisteremo all’edizione più partecipata della storia.
Nasce la Women’s U21 Six Nations Series: il futuro prende forma
Accanto al torneo maggiore, il 2026 segna il debutto della Women’s U21 Six Nations Series, evoluzione naturale della U20 Summer Series che negli ultimi due anni ha prodotto ben 14 giocatrici approdate al Sei Nazioni senior.
La nuova competizione avrà una struttura più vicina al torneo d’élite:
- due partite in casa e una in trasferta (o viceversa),
- settimane di preparazione e viaggio modellate sul calendario internazionale,
- possibilità di convocare un numero limitato di atlete fino a 23 anni, per ampliare l’accesso al percorso di alto livello.
Il primo turno dell’U21 Series coinciderà con il secondo turno del Sei Nazioni maggiore, creando weekend di doppie sfide a Edimburgo, Cardiff e Galway. Un’opportunità unica per i tifosi e un passo avanti nella costruzione di un ecosistema integrato tra pathway e alto livello.
“Il Sei Nazioni femminile è ormai un motore globale”
- copertura in 140 territori,
- 47,5 milioni di spettatori globali (+12% rispetto all’anno precedente),
- un boom del mercato italiano con un incredibile +448% di audience,
- +11% di follower sui social,
- +157% di engagement sui contenuti digitali.
Secondo Paterson, il 2026 rappresenta un passaggio cruciale: il primo anno del calendario globale completamente allineato per il rugby femminile. Innovare non è più un’opzione, ma una necessità. E la nascita dell’U21 Series è un tassello fondamentale per garantire un percorso solido verso il livello internazionale.
Un anno che può ridefinire il rugby femminile
E con l’arrivo della U21 Series, il futuro non è solo promettente: è già in costruzione.

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