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Campionato e stadi vuoti: l'altra faccia del rugby femminile in Italia


Un'altra settimana di campionato è scivolata via e ci avviciniamo a grandi passi all'epilogo finale, preludio alla Coppa Del Mondo con le sue gioie, i sogni, le ambizioni e l'entusiasmo generale che accompagna le nostre azzurre ovunque vadano... O almeno ovunque si presentino con la maglia azzurra indosso. Perché se le azzurre da qualche anno ormai riempiono gli stadi d'Italia con una media di 3500 spettatori a partita, c'è anche il rovescio della medaglia, quello degli stadi desolatamente vuoti nelle partite del campionato di Serie A femminile.


Incrociando i vari dati, o semplicemente guardando le varie foto che arrivano dai campi, la media che si ottiene è da brividi: meno di 100 spettatori a partita. Sono numeri che mettono tristezza e confermano in pieno il trend del rugby italiano, una tendenza dalla quale non sono immuni nemmeno le nostre ragazze: c’è un ovale gonfio di appeal e di pubblico al seguito della Nazionale che riempie gli stadi e c’è quello periferico dei club di Serie A che naviga spesso nel disinteresse generale.
L’altra faccia del rugby è sempre la stessa, il vertice va sempre più in alto (nei risultati e nell’attrazione da parte dei media grazie ad un'Italia sempre più competitiva) mentre nel massimo campionato c'è il vuoto: di pubblico, di trasmissioni in streaming, di comunicazione e marketing, di chi avrebbe voglia di investire ma poi si gira dall’altra parte quando si accorge che l’interesse mediatico è sotto i tacchetti. 

I numeri della stagione rugbistica al femminile, appena ormai giunta alla fine sottolineano come, nonostante la crescita generale nel numero di squadre e giocatrici negli ultimi cinque anni, la media degli spettatori delle partite di campionato sia più o meno sempre la stessa. Per un termine di paragone con gli altri campionati europei bastano due dati: nella Premiership inglese la finale tra Bristol e Aylesford Bulls giocata nel prestigioso Sixways Stadium di Worcester ha fatto registrare quasi 2000 spettatori, nel Top 8 francese le partite (che vanno anche in diretta tv su France4) registrano una media di 1000 spettatori a partita con Montpellier che talvolta sfiora anche i 2000, per non parlare della nazionale francese che nello scorso Sei Nazioni, nelle partite casalinghe, ha portato tutte le volte oltre 10.000 persone alla stadio. Certo Irlanda, Galles e Scozia stanno messi più o meno come noi, ma questo non dovrebbe farci sorridere troppo. 

Le cifre non fanno altro che confermare che, se vogliamo che il rugby femminile in Italia possa compiere il salto definitivo, l'unica via sostenibile è quella di cominciare a seguire sui campi le nostre ragazze anche quando, invece della maglia azzurra, indossano quella del Monza, piuttosto che del Treviso, Bologna o Frascati. Perché c'è la qualità del gioco, c'è la voglia di divertirsi e divertire, le ragazze ci mettono tutto l'impegno del mondo per garantire uno spettacolo gradevole sul campo e spesso ci riescono. L’evento della nazionale coinvolge molte persone, ma spesso uscite dallo stadio il rugby svanisce dalle menti di tante di queste persone, dopo tutti questi anni per troppi rimane la festa e non lo sport in se, più roba da sponsor che non da “reclutamento”. 

Del resto dove volete che si formi mai un pubblico vero, ampio, condiviso, tutto per il rugby se una volta terminata la partita delle Azzurre per tanti di quelli che le seguono l’Alto Livello si esaurisce? Allora per ora teniamoci gli stadi pieni per le partite delle Azzurre, ma stiamo attenti ai numeri senza passione, agli eventi di sport senza gli sportivi, perché poi accade che gli spalti sono magari pieni, che a contarlo sembra ci sia, ma stiamo guardando un pubblico che non c’è. Siamo sicuri che livello e qualità delle nostre ragazze e del campionato di Serie A possano crescere di conseguenza?

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